La vecchia cronaca Camarilla: rivelazioni

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Anna
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La vecchia cronaca Camarilla: rivelazioni
Creo un nuovo topic così da avere di là le vostre domande (sicuramente a qualcosa dimenticherò di rispondere, quindi continuate a porre le questioni che vi interessano di là).

Innanzitutto: STORIA DEL DOMINIO IN BREVE (evito questioni lunghe e tediose che non hanno alla fine avuto rilevanza ai fini del gioco)

Il Principato di Verona e Brescia fu a suo tempo sotto il governo di Adelchi, Anziano del Clan Brujah, che prese la praxis attorno all’anno 1000. Durante il suo regno egli riuscì a fasi alterne a conquistare vari territori limitrofi, ma non erano conquiste durature, per via delle numerose lotte con gli altri Cainiti. Nel 1163, infatti, perse Brescia a favore di un Ventrue, e non riuscì più a conquistarla. Nel 1328 abbracciò Cangrande della Scala, e da allora riuscì ad allargare il proprio Dominio su Vicenza, Feltre, Belluno, Padova e Treviso, e poi anche su Brescia, Parma e Lucca. Contro l’egemonia di questo principato Brujah, che in pochi anni si era allargato a dismisura nell’Italia centrosettentrionale si unirono i Domini di Milano, Venezia e Firenze che ridussero (1337 – 39) i possedimenti di Adelchi alle sole Verona e Vicenza. Dal 1387, però, cominciò per il Dominio un periodo di forte turbolenza, affrontato con molta durezza da Adelchi. Nel 1400 Cangrande morì, e il suo Sire andò in torpore da lì a poco, in un luogo non ben precisato sull'Altopiano di Asiago. Il Dominio venne ora preso da Maria Caterina dei Maltraversi, Ancilla Anziana del Clan Ventrue, che lo dichiarò Dominio Imperiale. Nel 1404 – 05, prima Vicenza e poi Verona passarono sotto il controllo della Repubblica di Venezia, ma la Principessa mantenne il suo Dominio, continuando a governare con pugno di ferro. Il suo regno durò più o meno indisturbato fino alla rivolta anarchica; ne uscì tutto sommato bene, e la Principessa fu una delle promotrici della nascita della Camarilla e dell’adozione della Masquerade contro il pericolo dell’Inquisizione. Nel 1538 Gian Giorgio Trissino, Ancilla del Clan Toreador abbracciò Andrea di Pietro della Gondola, detto Andrea Palladio, e nel 1629 dopo che Maria Caterina dei Maltraversi scomparve misteriosamente (diablerizzata dallo stesso Palladio), prese la praxis del Dominio Imperiale.
Quando prese piede Napoleone, scoppiarono forti disordini anche in Italia, come nell’aprile del 1797 a Verona (Pasque veronesi); questi moti rivoluzionari offrirono a Napoleone il pretesto per un intervento a danno di Venezia. Nell’ottobre 1797, con la pace di Campoformio, la Repubblica Veneta cadde, con il conseguente indebolimento del Clan Giovanni, da sempre molto forte nel Dominio di Verona e Vicenza. Dopo la sconfitta di Waterloo e il congresso di Vienna, Lombardia e Veneto si unirono sotto il dominio austriaco, e quindi , indirettamente, Tremere. Tutti i Giovanni lasciarono il Dominio, anche perché lo strapotere del Clan della Casa non era più nemmeno bilanciato da Gian Giorgio Trissino, morto in quello stesso anno per mano di un licantropo. Prese allora la praxis suo figlio, Andrea Palladio. Egli si oppose strenuamente all’unità d’Italia, che vedeva sottrarre territori all’Austria sua alleata, ma non solo subì lo smacco del 1861, ma dovette anche accettare la cessione del Veneto nel 1866.
Nel frattempo, nel 1862 abbracciò Antonio Fogazzaro.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, fortemente voluta da Palladio, egli ebbe una sua pedina nel generale Cadorna, con lo scopo di rendere insicuro il confine lombardo-veneto, e permettere così all’Austria di riprendersi i territori che aveva perso cinquant’anni prima. A questo suo intento si devono infatti gli scarsi risultati nei primi anni di guerra, e la finale disfatta di Caporetto. Tutte le battaglie dell’Isonzo e le altre varie scaramucce, infatti, furono condotte con poca risolutezza dietro suo esplicito ordine. Tuttavia quando Cadorna venne sostituito da Armando Diaz (pedina di Maria Regina della Scala), Palladio, profondamente insoddisfatto, lo fece uccidere perché non aveva saputo svolgere al meglio il compito che gli era stato affidato. Lasciò comunque perdere questa sua illusione di restaurare ciò che era morto da tempo, rendendosi conto che stava solo inseguendo fantasmi del passato, e si concentrò nel contrastare i tentativi di invasione del Sabbat, che stava approfittando della copertura datagli dallo spostamento di truppe lungo le frontiere per movimentare i vari gruppi di invasione ideati per colpire i Domini leali alla Camarilla. Vi fu ora un forte periodo di influenza e strapotere dei Clan Patrizi, che permisero l’avvento della dittatura fascista. Palladio si schierò con il fascismo per non andare contro la volontà dei suoi alleati, benché non gli importasse molto delle ideologie nazi-fasciste. Fra alterne vicende il Dominio riuscì a superare la seconda guerra mondiale, nonostante subisse dei bombardamenti.
Nel 1946, Maria Regina della Scala entrò in Vicenza, decisa a destituire Palladio e a rivendicare la praxis nel Dominio. Vi fu un duro scontro tra i due Cainiti, ma alla fine, Palladio, con la forza delle Tradizioni (e di potenti alleati nei vari Clan patrizi) dalla sua, riuscì a scacciare Regina, minacciandola di una Caccia di Sangue se avesse osato mettere di nuovo piede nel suo Dominio.
Per un po’ di tempo Regina se ne andò davvero, ma rimase appena fuori dai confini di Palladio a covare vendetta. Si insinuò nel suo Dominio nascosta fra le ombre e con sembianze diverse si dedicò alla ricerca di informazioni; era il 1982. * vedi storia di Regina e Roderigo
Dopo l'intervallo di tempo in cui il Dominio era l'ultimo dei suoi pensieri, finalmente Regina ritornò a badare al Dominio, sul quale, nel frattempo aveva rilevato la praxis un’Ancilla del Clan Malkavian, Specchio. Tuttavia, dato il suo scarso potere, e la sua profonda connivenza con gli stessi, la zona fu presto invasa dagli anarchici, che minacciavano seriamente le due città. Dichiarato decaduto il Principe Malkavian (andato in torpore nel vicentino), Regina rivendicò la praxis per sé, e cominciò a sistemare le cose. Dopo una decina d’anni di lotte riuscì a contenere la minaccia anarchica, respingendola a poco a poco nella sola provincia di Verona; tuttavia, non volendo accontentarsi del solo Dominio di Vicenza, e desiderando poter avere il controllo anche della sua città natale, continuò a lottare, notte dopo notte, strada dopo strada.
Alla fine Regina giunse alla conclusione che per adesso le conveniva scendere a patti con gli anarchici se non voleva continuare a lottare per chissà quanti anni; così nel 1999, riuscì ad entrare in contatto con i loro capi: Lo Spagnolo, Chiara della Torre e Terence Red, tutti e tre Brujah. Dopo lunghe trattative e numerose minacce da parte di entrambi, Regina raggiunse un accordo, che prevedeva che gli anarchici rimanessero nell’estrema provincia occidentale di Verona. Nessuno dei Vampiri al di sotto della giurisdizione di Regina avrebbe interferito in quelle zone, a patto che nessun anarchico creasse problemi che avrebbero richiamato domande scomode dai principati vicini.Gli Anarchici accettarono; nemmeno a loro conveniva continuare a combattere per nulla, e questo era un buon modo per avere un territorio senza che qualcuno dei dintorni cercasse di prenderne possesso sterminando lui e i suoi Fratelli.
Nel 2003 Regina decide di ridare forza alla sua praxis proclamando la prima riunione ufficiale dopo la guerra contro gli anarchici.











Anna
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STORIA DI REGINA E DI
STORIA DI REGINA E DI RODERIGO: COME E' INIZIATO TUTTO

Nata a Verona nel 1500, quando la città era oramai da diverso tempo in mano alla Repubblica di Venezia, godeva comunque della fama e del grande potere degli Scaligeri, la più importante famiglia della città. Educata in modo impeccabile dai migliori precettori ha trascorso alcuni anni della sua infanzia e giovinezza prima alla corte degli Estensi, e poi a Milano, in quella di Ludovico il Moro. Insieme alla sorella Elisabetta, poi, intratteneva buoni rapporti con i Gonzaga di Mantova; si può dire che la giovinezza di Maria Regina sia stata tranquilla e senza particolari problemi, se si esclude l’eccessiva rigidità di suo padre Franscesco, che l’ha spesso portata a duri scontri con lui, sempre mitigati dalla madre. Maria, di per sé uno spirito abbastanza chiuso, introverso e solitario, a volte mal si adattava alla vita di corte che spesso richiedeva intraprendenza e solarità. Abbastanza timida e forse un po’ troppo austera in confronto alla sorella, che era la prediletta della famiglia, passava molto tempo nei giardini e nelle serre a leggere e studiare. Quando aveva circa 15 anni si accorse che nella sua casa viveva uno spirito per alcuni versi simile al suo: Roderigo Sforza, di cinque anni più grande di lei, allontanato ancora bambino dalla sua casa poiché era figlio di Gian Galeazzo Sforza, defraudato del suo dominio a Milano da Ludovico il Moro. Di spirito guerriero, addestratosi all’uso delle armi, aveva anche lui una visione molto seria del mondo, e un animo solitario, non fosse altro che per l’esilio che gli toccava subire. Il legame tra di loro cominciò come una semplice amicizia; un provare reciproco piacere nello stare assieme a conversare. Poi, lentamente, con il tempo, si trasformò in altro, ma mentre Maria Regina negava questo sentimento, Roderigo non aveva paura di manifestarlo. E probabilmente questo fu un errore. Il padre di Regina, infatti, vedendo in quel giovane un pericolo per la virtù della sua ingenua figlia, lo allontanò dalla sua corte, mandandolo a Mantova dai Gonzaga, e nel 1518 promise Maria Regina al figlio del Doge di Venezia. La ragazza, disperata, cercò di fuggire dalla sua casa per raggiungere Roderigo, ma venne fermata, e le nozze affrettate. Senza più sapere cosa fare, ora che aveva capito cosa in realtà provava per Roderigo, decise di rimanergli fedele per sempre, e supplicò suo padre di lasciarla entrare in convento. Convinto dalla moglie, una donna molto pia, Franscesco della Scala acconsentì, e a soli 19 anni, Maria Regina divenne badessa in un convento di Clarisse. La cosa, per volontà di suo padre doveva rimanere segreta, ma Roderigo lo scoprì lo stesso, e la raggiunse per convincerla a lasciare tutto e ad andarsene con lui. Ancora una volta, però, la cosa venne fermata dal padre di Maria, che stavolta decise di costringerla a prendere marito il più lontano possibile da casa; la promise quindi in sposa ad uno dei figli bastardi del re di Napoli. Maria Regina, però, sotto il santo tetto del convento si era unita a Roderigo, e dalla loro unione aveva cominciato a formarsi una vita. Travolta dagli eventi che le accadevano intorno, e disperata per la sua situazione, non volendo in alcun modo andare sposa ad un altro uomo che non fosse il suo Roderigo, Regina decise di togliersi lo stesso la vita.
(Con gli anni, e i secoli, tuttavia, il ricordo di quel bambino mai nato, frutto del legame che la univa a Roderigo, l’ha tormentata in ogni modo. Per questo, non appena preso la Praxis ha ordinato che nessuno dei suoi sudditi si cibasse mai di bambini, pena la morte più atroce.)
Tuttavia, quella notte, quando si tagliò le vene, qualcuno decise altrimenti per lei.
Qualcuno infatti la salvò, anche se non come avrebbe fatto una persona normale. Era stato un Vampiro, che da tempo l’osservava desiderando abbracciarla e aspettando solo il momento giusto. Momento che lei aveva forzato cercando di uccidersi. Ma quando Regina si svegliò tutto il mondo davanti a lei era diverso; i suoi sensi erano diversi e lo stesso le sue emozioni. Lei era diversa, e aveva paura. Ma più di ogni altra cosa, aveva fame. Colui che l’aveva salvata, però, aveva provveduto anche a questo, e le aveva portato qualcosa con cui sfamarsi: lì, disteso svenuto fra le rose, c’era il suo Roderigo. Torturata da una fame che minacciava di farla impazzire, con una sorta di bestia che urlava dentro di lei, in qualche modo, nel profondo dei suoi sentimenti umani che ancora conservava, Regina trovò la forza per rifiutarsi, allontanandosi strisciando dal suo corpo. La rabbia dentro di lei cresceva insieme alla fame, ma non voleva uccidere il suo amato Roderigo; si volse per fuggire via dalla serra, quando la fortuna le sorrise, e dalla porta entrò un pasto ben più succulento ed adeguato: suo padre. E Regina si cibò di lui fino a renderlo un involucro vuoto nel corpo come lo era stato nell’anima, sotto lo sguardo divertito di colui che le aveva dato la non-vita. Una serva venne uccisa e vestita con i suoi abiti, Roderigo fu portato fuori dalla serra dietro sua insistenza, poi venne appiccato il fuoco, in modo che tutti credessero che Regina e Franscesco della Scala erano morti carbonizzati. Venne fatto uno splendido funerale, e Regina cominciò la sua nuova vita. All’inizio lei e il suo Sire rimasero nella villa degli Scaligeri, ben nascosti e lontani dagli occhi di tutti. Ma la notte, quando il suo Sire la lasciava sola, Regina andava in cerca del suo Roderigo, e lo incontrata sempre sulla sua tomba, a piangere. Pur agognando con tutta sé stessa di vederlo in viso e di toccarlo, però, Regina non ne aveva il coraggio: stava diventando un mostro nell’aspetto, di questo ne era consapevole man mano che le settimane passavano, e lo era già nell’essenza, in quanto era diventata una reietta maledetta da Dio. Arrivò ad odiarsi profondamente per questo, e a volte rimase anche ad aspettare l’alba per distruggere quello che era diventata. La cicatrice che ha sul lato sinistro del corpo, infatti, deriva dal sole che n quei primi giorni di non-morte e mutamento era arrivato quasi ad ucciderla. Ma ogni volta, Regina rinunciò ad annullarsi, un po’ per paura della maledizione di Dio, un po’ per una sorta di tacita rassegnazione a quello che oramai era diventata, un po’ per la voglia di vedere ancora il viso del suo Roderigo.
Finchè una notte, mentre il suo Sire era assente, prese il coraggio a due mani e si pose davanti a quello che più temeva, andando da Roderigo affinché vedesse ciò che era diventata: ma non riuscì a sopportare quanto leggeva sul suo viso, e non ebbe il coraggio di parlargli, quindi si volse e sparì. La notte successiva, però, Roderigo era di nuovo lì, ad aspettarla, poiché anche lui era disposto ad abbracciare le tenebre pur di rimanere con lei. Ma Regina non poteva creare un figlio, e il suo Sire, adirato perché lei gli aveva disubbidito e si era rivelata, non lo volle, ed anzi, propose di ucciderlo. Per salvarlo Regina fece così di Roderigo un suo ghoul. Con l’andar del tempo se ne andarono da Verona, trasferendosi per un po’ nel vicentino, che Regina amava particolarmente. Poi, dopo circa sei anni che Regina era diventata un vampiro, il suo Sire se ne andò, e lei cominciò la sua vita sola con Roderigo. In questo lasso di tempo lei gli aveva proposto di diventare un Vampiro, ma lui aveva rifiutato, preferendo la sua condizione di ghoul, e lei aveva rispettato la sua volontà.
Nota: il Sire di Maria Regina della Scala era Antonio Ludovico Vinicio dell'Altorivo, Arconte per l'Italia.

L'EPILOGO (dal background di Roderigo)

Roderigo poco sa e poco gli importa della Jihad: è ora un ghoul dal potere incredibile, in grado di superare in battaglia qualsiasi uomo e perfino parecchi Vampiri. La sua amata Regina è poi una creatura ancora più splendida e invincibile, le cui orribili bruciature ai suoi occhi aggiungono solo maestà e reverenza. Entrambi, malgrado tutto, si amano ancora, di un affetto sicuramente turbato dagli oltraggi della Bestia ma certo sufficiente a spingerli avanti.
La storia li trova a Verona negli anni '80. Regina ha un tremendo litigio con il Principe di Vicenza, l'Anziano Toreador Palladio, che presto sfocia in guerra aperta. Il conflitto fra i due sembra essere uno dei tanti in cui Roderigo si trova coinvolto come agente al fianco di Regina, ma purtroppo Palladio viene a conoscenza del lungo legame amoroso fra i due, e dell'ossessione di Regina sul non rendere Vampiro Roderigo.
Organizza quindi una trappola e cattura Roderigo, che viene Abbracciato da una neonata Toreador sua seguace, Livia Taranto (1982). Il sangue Nosferatu presente in Roderigo mal reagisce alla presenza di quello Toreador, e l'Abbraccio ha l'effetto secondario di cancellare la memoria di Roderigo, facendogli perdere ogni coscienza del suo passato e di Regina.
Il Palladio coglie l'occasione per sfruttare la cosa, e dopo essersi assicurato della smemoratezza di Roderigo lo fa addestrare come combattente, con l'idea di usarlo per attacchi contro i mortali e i ghoul di Regina, ben sapendo che Regina non si risolverà mai a dargli la caccia e ad abbatterlo.
I progressi di Roderigo sono rapidi, ma la sua memoria inizia a tornare. I brevi flash e i sogni non gli permettono di capire esattamente cosa è successo, ma lo convincono di essere in qualche modo ingannato, e gli permettono di identificare in Regina quella figura sconosciuta e misteriosa alla quale sentiva di appartenere.
Alla luce di queste rivelazioni, le affermazioni del Palladio relative alla sua precedente vita di spadaccino Mortale ("Felice Del Ferro") nato da pochi decenni risultano false. Fortuna vuole che Palladio si disinteressi di lui, essendo impegnato a scovare e colpire Regina, lasciandolo nelle mani della sua pigra e indolente Sire, che trascura di verificare lo stato della sua memoria.
Roderigo inizia a seminare sottili tracce e indizi: biglietti gettati nelle fogne, sottili incisioni a coltello in stanze di albergo e cose simili. Presto i biglietti vengono notati, e sul finire del 1984, dopo due anni dall'Abbraccio, Regina e un piccolo esercito di Ghoul e Fratelli fedeli piomba sul rifugio del Palladio e libera Roderigo. Nello scoprirlo Vampiro Toreador, Regina entra in Frenesia, distrugge la maggior parte dei Fratelli presenti e manda in Torpore il Palladio. Ripresasi dalla Frenesia, trova Roderigo in Torpore fra le macerie, e il Palladio nelle stesse condizioni, mentre i suoi alleati si erano ritirati temendo la sua Frenesia. Sfruttando l'occasione Regina fa sparire entrambi, e li porta con sé.
Regina passa buona parte degli anni successivi a far ricordare il suo passato a Roderigo. Non si fida a utilizzare la Dominazione su di esso, per timore di causare gravi danni a una mente già disturbata, e le facili Frenesie di Roderigo causate dai ricordi rendono il lavoro ancora più difficile. Regina è costretta per questo periodo a tenerlo ben chiuso a chiave, e a Cacciare per lui; si accorge altresì dell’estremo astio che Roderigo mostra per i Toreador, quando durante un incontro con un emissario Toreador veneziano, Mario Scalmi, questi viene quasi Distrutto da una improvvisa e inspiegabile Frenesia di Roderigo: l’incidente verrà poi coperto da Regina. La situazione di Roderigo si stabilizza attorno al 1990, quando la sua mente inizia ad accettare e a metabolizzare il conflitto fra ciò che era prima e ciò che è ora.
Da quel momento in poi le cose migliorano velocemente. Roderigo diviene velocemente sempre più autonomo, e presto torna a esercitarsi nelle armi e impara a Cacciare da solo (1991). Regina favorisce in ogni modo la sua indipendenza, ma all'alba e al tramonto lo vuole presso di sé. La disciplina imposta da Regina e quella autoimpostasi della spada e del costante allenamento gli permettono di mitigare e controllare i danni subiti. In previsione del ritorno nella Jyhad di Roderigo, Regina gli insegna Oscurazione, per meglio spacciarsi come Ghoul Nosferatu prima, e come Fratello Nosferatu dopo.
Roderigo impara con la prontezza e l'entusiasmo che riserva a ogni cosa in grado di accrescere le sue capacità guerriere. Nel 1994 torna a fare coppia fissa con Regina nelle occasioni pubbliche e private, che sono però limitate dal bisogno di segretezza di Regina, che sta attualmente combattendo contro gli Anarchici per il dominio su Verona e Vicenza.
Dal 2000 in poi, fino ai giorni nostri, la situazione non migliora. Roderigo affina le sue abilità, ma si accorge che tale affinare è dovuto più a una abitudine imprescindibile, che sembra arrivargli dal passato, che non da reale ed impellente necessità. Semplicemente, esercitarsi lo fa sentire a posto e padrone di sé, sensazione che per via dei dubbi e delle amnesie è piuttosto rara, e quindi esercitarsi è per lui un giornaliero momento di sollievo.

Annina Presumed innocent






















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STORIA TREMERE (dal 1799,
STORIA TREMERE (dal 1799, anno in cui comincia il loro potere nel Dominio)

Nel 1799 la Francia si ritirò dall’Italia, solo per tornare l’anno dopo. Dopo la sconfitta di Waterloo e il congresso di Vienna, Lombardia e Veneto si unirono sotto il dominio austriaco, e quindi Tremere. Tutti i Giovanni lasciarono il Dominio. [... vedi storia del dominio].
Qui inizia per i Tremere una lunga e perigliosa tradizione all’interno dei territori Veneti. In particolare durante il periodo successivo alla presa del potere austriaco per la Casa risultò evidente l’importanza strategica e mistica dei luoghi venuti in possesso. La città scaligera, con la sua millenaria storia, e la vicinanza con la odiata (ma bramata) Venezia non poteva che accattivare i desideri degli anziani del clan. Negli anni successivi oltre a molte opere politico-militari contro i Giovanni e per la Casa (non sempre andate a buon fine) si vede la nascita in quel di Verona di una maestosa opera di ricerca volta a carpire i misteri della città dell’Arena. Molti inviati da Vienna tra i più esperti nelle arti Taumaturgiche e occulte ebbero il compito di ricercare saperi arcani nelle biblioteche e nelle opere romane e pre-romane della zona. I risultati non potevano che essere soddisfacenti e la chantrie di Verona divenne rinomata (al tempo) come una delle più ricche e misteriose.
In questo periodo di splendore anche la politica ebbe le sue soddisfazioni con la battaglia di Custozza nella quale furono con successo sperimentate le nuove conoscenze acquisite. La zona non fu quasi toccata dai moti del ’48 che avevano indebolito la stessa Vienna e, in aprile dell’anno dopo, le truppe imperiali cinsero d’assedio Venezia, che resistette per quasi 5 mesi, rivelando il potere dei Giovanni contro quello di Palladio e dei Tremere uniti.
Di fatto però un alone di mistero anche per lo stesso clan circondava la Cappella Scaligera che spesso è stata teatro di numerosi fatti strani e sanguinari che, anche se mascherati dal periodo di guerra, destarono la preoccupazione degli Anziani del Clan. Dopo la scomparsa un’Ancilla da poco inviata sul posto per indagare gli stessi Anziani furono spinti a richiamare a Vienna i responsabili della Chantrie. Di fatto però non venne fornita giustificazione degli accadimenti in quel di Verona ma nulla di strano accadde più nel territorio e il Clan chiuse la faccenda ritirando i suoi adepti a Vicenza sotto il protettorato di Palladio, ordinando però all’allora neonato Nicolò Tron di mantenere la zona e chiudere definitivamente la Chantrie di Verona, oramai privata dei suoi segreti. Effettivamente si riteneva che il luogo non fosse ancora abbastanza sicuro per proseguire con esperimenti più importanti. In realtà, le stragi e le atrocità che portarono all’allontanamento da Verona dei Tremere, sono responsabilità del clan Nosferatu che, legando di sangue uno dei neonati della casa, era riuscito a carpire informazioni sui movimenti dei Tremere e ad allontanarli dalla zona. Grazie a questa mossa il Clan della Maschera pose le basi per l’unità d’Italia anche nel Veneto sperando (giustamente) che l’assenza dei Tremere a Verona avrebbe facilitato la guerra.
Da qui mentre Nicolò Tron continua i suoi solitari studi il clan Tremere si concentra sulla politica che i disordini di Verona avevano minato. Il principale ordine di Vienna diviene quello di conservare i territori e mantenere Austriaca la giurisdizione del dominio. A questo punto Palladio ricopre un ruolo fondamentale e i Tremere del luogo, comandati dall’ancilla Augustus Schneider, si appoggiano a lui aiutandolo in ogni modo. Ma si pentiranno di avere affidato il loro destino al Toreador.
Palladio di oppose strenuamente all’unità d’Italia, che vedeva sottrarre territori all’Austria sua alleata, ma non solo subì lo smacco del 1861, ma dovette accettare anche la cessione del Veneto nel 1866.
Alla fine della prima guarra mondiale e dopo la terribile disfatta di Palladio e dei suoi alleati, i pochi Tremere vicentini rimasti (con l'unica esclusione di Schneider) vengono richiamati a Vienna da dove non faranno più ritorno.
Al loro posto si inserisce, grazie al successo delle sue ricerche, Nicolò Tron, oramai divenuto ancilla, il quale diviene in breve Rector. Egli riceve l’ordine di istituire una nuova chantrie nel territorio con nuovi adepti giunti sul luogo tra i quali spicca un promettente neonato: Patrick Van Laarhoven. Inoltre compongono il seguito di Tron anche Augustus Schneider, che si occupò quasi esclusivamente della politica legata al clan riuscendo ad acquisire in breve l’appoggio di Palladio fino a giungere alla carica di Siniscalco del Dominio nell’ultimo secolo e un altro nuovo adepto: Rudolph Luther Schmidt, neonato inviato con il compito di monitorare l’attività Giovanni.
Vi è ora un forte periodo di influenza e strapotere dei Clan Patrizi, che permisero l’avvento della dittatura fascista. Palladio si schierò con il fascismo per non andare contro la volontà degli altri Clan Patrizi con sommo piacere del suo braccio destro Augustus che sempre aveva appoggiato le idee nazi-fasciste.
Patrick von Laarhoven, con abili mosse, riuscì ad intrufolarsi all’interno della cappella, ora trasferita a Schio, e nei pensieri di Niccolò. In breve riuscì ad avere accesso ai rituali più potenti in possesso della cappella eredità di quella veronese e ricominciò a compiere esperimenti col sangue di immortali. In particolare riuscì a sviluppare una particolare tossina che, inserita nel sangue di un fratello lo rende in uno stato di Frenesia ed assetato di sangue vampirico. Utilizzò come cavie alcuni giovani Gangrel e Brujah per poi inserire il sangue infetto perfezionato nel corpo di una ancilla Gangrel: Giorgio della Valle. Quest’ultima divenne una vera e propria furia e per Patrick fu molto difficile bloccarla ed incatenarla, in attesa di futuri utilizzi.
Nel frattempo, però, Niccolò Tron fece rapporto al clan di alcune strane cose che succedevano in città, così anche di alcune situazioni misteriose che avvenivano all’interno della cappella stessa (Patrick per ovvi motivi non influenzava molto Tron, che comunque aveva dei sospetti). In quel periodo (durante la seconda guerra mondiale) la città fu pesantemente bombardata e la sopravvivenza per i fratelli divenne una cosa molto seria. Tron decise, temendo per le sorti della cappella, di allontanare i Tremere che ne facevano parte: l’ancilla Federico Tron, suo parente mortale, al quale affidò i segreti da riferire a Vienna e Rudolph Luther Schmidt che bene accettò l’opportunità di allontanarsi dal Palladio.
In questo stesso periodo Schneider, ora Siniscalco del Dominio, si allontana dalle questioni della Chantrie e si lega indissolubilmente a Palladio e alla sua politica di fatto disinteressandosi degli affari del Clan. Questo gli costerà, durante le indagini seguenti, l’inquisizione da parte del tribunale Ermetico e la degradazione all’interno della piramide sotto le accuse della sua figlia mortale, Sibilla Schneider e di Nicola Barone (Ancille e servitori del Dominus con compiti di controllo simili a quelli degli Inquisitori).
Patrick, comprendendo che prima o poi un Inquisitore del clan sarebbe venuto ad indagare a Vicenza decise di attaccare la cappella con le sue cavie, nel momento stesso in cui avveniva un bombardamento aereo molto pesante (1945). Il risultato fu la completa distruzione dell’edificio, la morte di tutti i ghoul ed anche di un Gargoile, nonché la distruzione dello stesso Tron.
Un effetto collaterale dell’attacco fu la liberazione dell’ancilla Gangrel impazzita (ribattezzata da Patrick come “Bambino”) che si aggirò per la città durante la guerra a distruggere e diablerizzare numerosi vampiri. Il suo stesso creatore ne perse le tracce in poco tempo e si preoccupò solo di sopravvivere, nascondersi, e organizzare un gruppo di fedeli servitori filo-nazisti.
A questo punto in un momento di lucidità l’ancilla Gangrel cosciente della sua condizione sprofonda in un torpore volontario nei territori delle campagne veronesi.
Patrick continuò così i suoi esperimenti e si stabilì nella parte nord della provincia di Vicenza, senza che Palladio ne fosse a conoscenza (Asiago). Nel corso degli anni perfezionò le tossine usate durante la guerra mondiale, ma non riuscì più a rintracciare il suo “Bambino”.
Il clan Tremere, in seguito alla distruzione della cappella a Schio ed alla distruzione del reggente stesso, decise di non cominciare una caccia all’uomo su vasta scala (tattica che avrebbe sicuramente messo in allerta lo stesso Patrick), ma di mandare sul luogo lo stesso Federico Tron e alcuni fratelli (1950), con il benestare di Palladio (assetato di alleati). Il loro compito era quello di fondare una nuova cappella che custodisse i segreti sottratti nella fuga alla Chantrie scledense e di tentare di capire cosa era successo sul finire della guerra.
In questo periodo nuovamente Augustus Schneider torna a far parte della Chantrie.
Nel frattempo Schmidt spiava i Giovanni al di fuori dell’influenza della Chantrie così come Daniele Bassani, nuovo componente della casa creato nel 1937 (non ha mai partecipato alla vita di Clan perché assorto nei suoi studi per conto della Casa), proseguiva i suoi studi; entrambi con interessi diversi da quelli del Rector ma egualmente importanti per il Dominus.
Gli esperimenti di Patrick, nel frattempo, vennero rallentati dai continui controlli dei Tremere ora presenti nel Dominio, e il Vampiro cadde in torpore senza mai avvicinarsi ai nuovi Fratelli di Clan.
Nel 1984 Augustus Schneider, che rimaneva il più importante alleato di Palladio, venne scovato e eliminato dalle forze di Maria Regina della Scala nei movimenti che precedettero l’attacco vero e proprio all’autorità dell’anziano Toreador.
Nel 1986 l’Anziana Nosferatu prese la praxis, in un periodo di forti turbolenze dovute agli anarchici. Molti cainiti della Camarilla morirono per mano loro, e fra questi molti esponenti minori del clan Tremere.
Nel 2002 la Chantrie vicentina venne nuovamente lasciata al suo destino ma Federico Tron era deciso a conservarne la forza anche al di fuori della protezione della Camarilla. La città di Schio risultò, però, facile preda anarchica e la zona venne totalmente setacciata, i Tremere rimasti al seguito di Tron vennero scovati ed eliminati ed egli stesso rimase vittima del bacio del sole. Regina restò immobile al fatto, cercando solo di preservare la Masquerade diffondendo la falsa notizia dell’esplosione di un ordigno bellico, desiderosa di porre fine ad ogni traccia del dominio anarchico nella zona. Convinse anche Rudolph Luther Schmidt a non intervenire e in cambio gli promise un ruolo nella lotta anarchica e la possibilità di insediarsi nel nuovo dominio.
Nel 2003 Regina decide di ridare forza alla sua praxis proclamando la prima riunione ufficiale dopo la guerra contro gli anarchici; ad alcuni Tremere inviati dalla casa è permesso di partecipare e di stabilirsi definitivamente nel luogo. Ma la Casa è decisa a non lasciare più il territorio in mano a sprovveduti neonati ne vuole rischiare la vita di preziose ancille del clan che potrebbero essere preda dell’Alchimista (Johan), per questo decide di lasciare il campo a Rudolph Luther Schmidt , a Daniele Bassani e a Filippo II d’Orleans (inviato dalla Francia, neonato molto vecchio ma ancora inesperto) sotto la stretta supervisione del Dominus territoriale Lorenzo Ambrosini e di due suoi inviati: Nicola Barone, che ha il compito di monitorare i movimenti politici della Casa e di raccogliere informazioni sugli accadimenti passati, e Sibilla Schnider, esperta Taumaturga, decisa a recuperare i segreti perduti del clan nella zona.

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L'ALCHIMISTA La sua nascita
L'ALCHIMISTA

La sua nascita mortale risale al 1478, a Francoforte. Figlio di un nobile della città e di una prostituta, non è mai stato riconosciuto dal padre che, in un primo momento, per tenere la cosa nascosta aveva dato una cospicua somma alla madre. La donna, però con il tempo ed il crescere del figlio richiese sempre nuovo denaro. Il nobile allora decise di porre fine al problema facendo uccidere la prostituta ed il bambino che allora aveva circa 7 anni. Due assassini si aggirarono allora per i ghetti di Francoforte finchè trovarono la prostituta che esercitava il proprio lavoro, allontanarono l’uomo che era con lei e la tempestarono di calci e pugni. Sul momento non la uccisero perché avevano bisogno anche del figlio. La costrinsero a portarli dal giovane Johan, ma non appena la madre lo vide gli gridò di scappare via; Johan prese a correre senza voltarsi, capiva che la madre era ormai morta e sentiva i passi di uno dei due uomini dietro a lui. Il bambino corse più veloce di quanto era in grado e riuscì a far perdere le sue tracce all’interno del quartiere ebraico della città. Lì girovagò per tutta la notte piangendo finchè alla mattina seguente venne notato da un rabbino del quartiere che lo raccolse e lo portò a casa sua. Johan dormì molto e si svegliò affamato, il rabbino allora gli diede da mangiare e lo portò con sé attraverso il solito itinerario che faceva ogni giorno nel quartiere. Johan non pronunciava una singola parola, poi verso sera, il rabbino lo accolse nuovamente a casa sua, lo invitò a pregare e a mangiare con lui… e così il giorno dopo, il giorno dopo ancora… e il giorno dopo…
… passarono in questo modo 5 anni; oramai il rabbino aveva adottato come un figlio il piccolo Johan che però non parlava mai, rimaneva sempre in silenzio, anche se era dotato di un'acuta intelligenza. Osservando il rabbino scrivere e leggere imparò l’ebraico, oltre che il latino e, in segreto dal suo padre adottivo, leggeva i testi sacri della cultura ebraica.
Nel giorno del suo tredicesimo compleanno Johan seguì il suo padre adottivo alla festa del quartiere, dove il rabbino avrebbe dovuto leggere alcuni passi della Bibbia in ebraico. Mentre però questi si accingeva a salire sul pulpito venne colto da malore e si accasciò al suolo. Quelli attorno soccorsero il rabbino mentre Johan, apparentemente imperturbato, salì sul pulpito al posto del padre e cominciò a leggere in ebraico alcuni passi della Bibbia. La folla si ammutolì e lo stesso rabbino, s’ebbene fosse sofferente, rimase stupito da Johan.
Il caso volle che un membro della cappella Tremere di Francoforte avesse forti legami con gli ebrei della città e fosse presente in quell’occasione. Subito il vampiro capì le potenzialità del giovane umano e chiese il permesso al clan di istruirlo. Il clan acconsentì così, sotto le mentite spoglie di un tutore, Andreas (questo era il suo nome), cominciò ad istruire il giovane umano in molte arti, non ultima quella della magia e dell’occulto. Gli anni passarono e Johan divenne un vero genio, lo stesso Andreas rimase stupito dall’umano che in breve tempo divenne ghoul e fu inserito a tutti gli effetti nel clan Tremere. Apprese subito la natura dei suoi nuovi padroni, le capacità e la loro storia, la loro forza e le loro debolezze… all’età mortale di 30 anni divenne anche lui un immortale, un fratello del clan Tremere ed il suo sire era il prestigioso cabalista Andreas.

All’interno del clan Johan sviluppò una vera attitudine per la pratica della taumaturgia, in particolare per la via del sangue e quella delle fiamme. In breve tempo fu in grado di sviluppare i propri rituali legati al sangue, specialmente al sangue immortale. La sua pratica divenne quasi un’ossessione quando cominciò a rapire fratelli per portare avanti i suoi esperimenti sul sangue dei dannati. Sapendo benissimo di compiere un crimine tremendo Johan teneva nascosto anche al suo stesso sire le sue scoperte e gli sviluppi a cui era arrivato. Con il tempo divenne sempre più chiuso, cupo, misterioso e timoroso che qualcuno scoprisse le sue pratiche… cosa che avvenne intorno all’anno 1805. Andreas, intuendo che suo figlio nascondeva i propri pensieri, entrò di nascosto nel rifugio di Johan eludendo le difese magiche che lui stesso conosceva benissimo…all’interno del laboratorio trovò frammenti di vampiri tenuti in vita da qualche strano rituale, un paio di fratelli a cui era stato asportato il cuore ma ancora in grado di lamentarsi attaccati alle pareti ed una serie infinita di ampolle e fiale contenenti il sangue di immortali e le manipolazioni dello stesso… con orrore scoprì che il figlio era riuscito a prendere una fiala del suo sangue.
In quel momento anche Joahn entrò nel proprio laboratorio e, capendo che oramai era stato scoperto, si avventò contro il suo anziano sire. Andreas fu preso di sorpresa ed avvolto da un vortice di fiamme enorme, in pochi secondi tutto il laboratorio prese fuoco e Joahn attivò un suo rituale che ridusse tutto l’edificio ad un cumulo di macerie. Purtroppo per lui, però, tutto questo non bastò per distruggere l’anziano sire che, riavutosi dallo scontro, lo bandì dal clan avvisando tutte le cappelle ed i dominus Tremere che Joahn Hasberch aveva compiuto rituali eretici non consentiti ed aveva cercato di distruggere il proprio sire. Ben presto lo stesso concilio dei sette bandì lo stregone e lo dichiarò eretico, emettendo l’ordine di distruzione e recapitandolo all’intero clan.
Johan fuggì, ma non senza preparativi, in quanto già da tempo aveva capito che il suo sire nutriva dei sospetti su di lui. Riuscì in modo molto abile a far perdere le sue tracce ed a rifugiarsi in terre dove il clan non aveva molto potere: in medio oriente.
Si nascose in remote località desertiche e lì continuò indisturbato le sue pratiche magiche, nessun Tremere sarebbe venuto a stanarlo in quei luoghi. Ed infatti per molti decenni Johan rimase nascosto nel suo rifugio riuscendo comunque a manipolare i mortali del luogo e, in alcuni casi, anche gli immortali; in particolare giovani Assamiti.
Non rimase estraneo agli avvenimenti d’Europa ed infatti quando in Germania, intorno agli anni '30, cominciò a prendere il potere il partito nazista, Johan capì che si poteva aprire una strada per il suo rientro a “casa”. Si costruì una falsa identità nazista e cominciò il suo viaggio di ritorno nel vecchio continente. In ogni città che toccava si informava sulla situazione del clan Tremere e quindi decideva se era il caso di fermarsi o continuare la ricerca di una città dove instaurarsi.

VICENZA
In Germania non riuscì a trovare nessun luogo sicuro quindi decise di scendere in Italia, alleata dei Tedeschi all’inizio della seconda guerra mondiale. Johan era entrato nel fatidico reparto delle SS, nella sezione che studiava i casi di esoterismo ed occultismo. Il caso volle che proprio un loro reparto fu mandato nella città di Vicenza, allora sotto il controllo di un debole principato con una cappella Tremere retta dall’ancilla-anziana Niccolò Tron. Johan si insinuò in questo contesto fingendo di essere un semplice Neonato e presentandosi come Patrick von Laarhoven.

L'ALCHIMISTA ORA

Le armi dell’Alchimista sono:
- la Fratellanza (vedi*)
- la Rivolta di Caino (vedi*)
- il virus (vedi*)

Gli scopi dell’Alchimista sono: continuare la sua sperimentazione; per far questo deve mettere a tacere i suoi nemici interni (fra di essi vi è ovviamente Maria Regina della Scala).

Dove si trova l’Alchimista: il Rifugio dell’Alchimista è sul Monte Ortigara, in uno dei bunker della Seconda Guerra Mondiale. Nessuno ne è a conoscenza. Il Rifugio si articola su vari piani. L’entrata è mimetizzata con una grotta naturale. Il luogo dove dorme è al quinto piano interrato. Tutto è protetto da svariati Rituali (lista), e il livello del rifugio è a 5.

· La Fratellanza:
La Fratellanza è un gruppo di quattro Vampiri. Da quando è nata, nel corso del 1700 è sempre stata composta da quattro Vampiri, appartenenti a Clan diversi, ma tutti accomunati da un unico scopo: rivalersi sulle due società che li hanno generati, quella umana e quella dei vampiri. La Fratellanza si fonda su un profondo desiderio di vendetta, su un odio viscerale che i suoi membri nutrono per il mondo e per i suoi abitanti, per i meccanismi che lo muovono e per ciò che sono divenuti. Odiano il Creatore per quello che ha fatto loro, per le maledizioni che ha scagliato contro i suoi figli, maledizioni sin troppo crudeli per provenire da un essere considerato il Bene. Mentre un tempo lo scopo principale della Fratellanza era contro la Chiesa e la religione, ora i suoi bersagli si sono allargati alla società in genere. Il motivo della sua nascita è andato perso, e la vendetta non ha più reale importanza. Ora quel che muove la Fratellanza è un desiderio di conquista, di rivalsa, di potere. I Vampiri che la compongono vogliono dimostrare al mondo di non aver bisogno di esso, di essere divenuti superiori, di poterlo controllare a loro piacimento. Non hanno la crudeltà del Sabbat, ma non si nascondono nemmeno come la Camarilla. Non tengono in alta considerazione gli umani, che al pari del Sabbat considerano solo nutrimento, ma non sono nemmeno così folli da mostrarsi apertamente, dando facili bersagli ai nemici. La Fratellanza è una giusta via di mezzo fra le due sette. Immensamente più piccola di entrambe, ma viva e vegeta.
La sua base è sempre stata nel Nord Italia, anche se spesso si è spostata per evitare le rappresaglie dei nemici. Attualmente si trova nel Veneto, nella città dove fu fondata da un Anziano del Clan Tremere, Joan Hasberch, l’Alchimista, ovvero Schio.
Nel corso dei secoli vari Vampiri si sono susseguiti accanto a lui nella guida della Fratellanza (tenendo conto che è sempre lui la mente dietro tutto).
Attualmente i quattro vampiri sono: Giulio Carlassara, Ancilla Ventrue, Moloch (René Mouriaux), Ancilla Nosferatu, Alexandros Kariakin, Ancilla Tremere e Mara Tagliaferro, Ancilla Brujah.

- Joan Hasberch, l’Alchimista - Anziano Tremere - attualmente sta dormendo in torpore presso l’Altopiano di Asiago, in un rifugio sul Monte Ortigara.

- Giulio Carlassara (progenie di Ettore Filiberto I Carlassara e Sire di Massimo Carlassara) - Ancilla Ventrue - attualmente vive a Marostica

- Renè Mouriaux, Moloch - Ancilla Nosferatu - attualmente vive a Piovene Rocchette (si è da poco risvegliato dal torpore in cui era caduto circa 60 anni fa, alla fine della guerra).

- Alexandros Kariakin - Ancilla Tremere - attualmente è in torpore nella villa romana dove si stanno svolgendo gli scavi archeologici; è lui il creatore degli zombie che sono lì presenti.

- Mara Tagliaferro - Ancilla Brujah - attualmente vive a San Bonifacio, dove ha il compito di sobillare gli Anarchici (rimanendo però in disparte e senza mai intervenire direttamente).

· La Rivolta di Caino:
La Rivolta di Caino è una setta segreta di stampo occultistico ed esoterico. Non sono adoratori del diavolo, ma della conoscenza in sé, in tutte le sue sfaccettature, soprattutto quelle che nel corso dei secoli sono state osteggiate (alchimia, magia, ecc.). La setta si divide in varie sezioni, con uno stampo di tipo massonico, dove le une non sono a conoscenza delle altre, e dove i sottoposti non conoscono i loro capi e i piani finali che la setta stessa persegue. Vi sono rituali da rispettare per far parte della setta a pieno titolo.
Nel Vicentino vi sono 4 cellule della Rivolta di Caino:
- una con sede a Vicenza città (quella con cui è in contatto Maria)
- una con sede ad Altavilla Vicentina (quella con cui è in contatto Luther)
- una con sede a Gallio (quella che è stata quasi sterminata nel marzo 07)
- una con sede a Noventa Vicentina
Nel Veronese ve ne sono altre 3:
- una con sede a Verona città
- una con sede a Valeggio sul Mincio (di cui fa parte il ghoul incontrato da Maria)
- una con sede a Legnano
Le cellule sono composte da circa 10 persone che contano davvero, ma a seconda dei luoghi possono avere anche fino a 30 adepti, per lo più ragazzi o comunque persone che si fanno irretire da queste “sette”.
La Rivolta di Caino è solamente una copertura per raccogliere persone che meritano attenzione, e che potrebbero divenire ghoul o addirittura Fratelli; lo scopo secondario è quello di recuperare occhi ed orecchie e in casi estremi carne da macello.
Il vero capo di questa setta è Moloch*, che l’ha messa in piedi nel 1967.

· Il virus:
Il virus è stato creato dall’Alchimista, e ha il potere di scatenare la Bestia e aumentare la bestialità. Una dose massiccia di virus (che ai vampiri si trasmette tramite Sangue), aumenta in maniera esponenziale e permanente la bestialità, senza possibilità di far nulla per evitarlo.
Non è ancora stata studiata una cura.

Attualmente (marzo '07) sono infettati:
- Giulia (ghoul di Michelangelo)
- Adriano Guiotto (ghoul di Lorenzo Giovanni)

Annina Presumed innocent

































































Anna
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VILLA ROMANA: SCAVI
VILLA ROMANA: SCAVI ARCHEOLOGICI

La cosa importante è che la Chantrie veronese era stata costruita sul sito di una vecchia villa romana che a suo tempo fungeva da rifugio e da luogo di ritrovo di alcuni esponenti del Clan Cappadocio (si spiegano così i fatti sanguinosi di cui parlano le leggende e la presenza sul luogo di fantasmi).

Il mosaico ha una superficie di circa 3 mq ed è circolare. Vi sono raffigurati quattro cavalieri, facilmente identificabili:
- il primo ha un focoso cavallo nero e indossa un’armatura completa rossa di sangue. Impugna una spada e appese alla sella vi sono le teste mozzate di due uomini. Chiaramente rappresenta la Guerra.
- il secondo ha un cavallo emaciato, con le costole in evidenza; il cavaliere stesso ha la pelle del volto tesa sulle ossa, occhi incavati e polsi sottili. Chiaramente si tratta di Carestia.
- il terzo ha il cavallo circondato da mosche e insetti, con gli occhi iniettati di sangue; il suo aspetto è macilento e chiari sono i sengi di vaiolo e di peste sul suo volto. Rappresenta senza ombra di dubbio la Pestilenza.
- il cavallo dell’ultimo è soltanto uno scheletro, come uno scheletro è il cavaliere, che pure avvolto in un sudario nero mostra chiaramente le orbite vuote e una falce in mano. Rapprenta la Morte.
Le figure sono circondate da un bordo alto circa 10 cm che riporta delle incisioni in una lingua sconosciuta. Si tratta di un linguaggio creato dai Cappadoci per trascrivere i loro rituali senza che altri lo potessero leggere. La scrittura, con un alfabeto particolare e una grammatica unica non è traducibile in nessun modo. Il rituale inciso è quello per rinchiudere le anime all’interno del Circolo. Il mosaico rivela un sottile strato di patina rossastra che risulta essere palesemente sangue.
A chiunque abbia almeno il secondo livello di Taumaturgia il mosaico appare chiaramente come un artefatto dotato di qualche sorta di potere, anche se non è minimamente identificabile sul posto. A chiunque si avvicini a meno di 5 metri, comunque, il mosaico ispirerà strane sensazioni, solleticando lievemente la Bestia. Per Vampiri con Bestialità alta (3 o più) risulta difficile rimanere nella stanza del mosaico.
Se studiato con attenzione da qualcuno con l’abilità adeguata risulta chiaramente dei primi decenni del X secolo d.C.

Il mosaico ha due caratteristiche:
- Protezione: conferisce una precisa protezione all’area in cui si trova (raggio massimo 50 metri), facendo sì che ogni Vampiro presente nell’area si desti se qualcuno entra nell’area. Questa protezione è intuibile da coloro che abbiano almeno Taumaturgia 2 e Occulto 3. Per attivare questa protezione è necessario versare sul mosaico del Sangue di ogni tipologia di esseri da cui si vuole essere protetti (Sangue di Vampiro, di Mortale, di Licantropo, etc).

- Mangia-anime: il mosaico, tramite un complesso rituale Cappadocio (quello inciso lungo il bordo, che funge anche da “contenitore” per le anime) è in grado di immagazzinare al proprio interno le anime di coloro che vengono sacrificati nel giusto modo. Il rituale non è in alcun modo comprensibile, né riproducibile, dai Tremere, perché oltre ad essere in grado di leggere la formula (che comunque non descrive il rituale completo), occorre avere la capacità dei Cappadoci di utilizzare la Disciplina Mortis. Sono comunque le anime imprigionate nel mosaico che provocano il malessere nei personaggi che gli si avvicinano.
E’ importante notare che mentre i Cappadoci avevano la possibilità e la facoltà di costringere le anime, e di controllarle in modo completo e totale i Tremere non ne sono in grado e quindi le anime godranno di una sorta di "libertà".
I Tremere cominceranno ad avere degli incubi ogni volta che dormiranno nel luogo dove si trova il mosaico, incubi causati dai fantasmi. Questi sogni non possono ovviamente avere nessun effetto negativo, in quanto sono solo questo -sogni- ma saranno comunque una cosa molto strana e incomprensibile.
Ad un certo punto i fantasmi cominceranno comunque a rivelarsi. Non appena comprenderanno di non poter essere costretti dai nuovi padroni del mosaico, cominceranno a “vivere di vita propria”, perseguendo ognuno i propri fini.
Si mostreranno, per il momento:
- il fantasma di un mago ermetico
- il fantasma di una monaca estremamente lussuriosa
- il fantasma di un cavaliere templare di vera fede
- il fantasma di un giullare

Annina Presumed innocent

























Anna
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RENNES LE CHATEAUX Rennes
RENNES LE CHATEAUX

Rennes le Chateaux è un piccolo villaggio nel sud della Francia, abitato da appena 111 persone. L’unica attrazione del paese è la Chiesa di Santa Maria Maddalena e le leggende che nel secolo scorso si sono avvicendate su questo posto indicato come sede di importanti reperti archeologici (mai esistiti), e come luogo di custodia di oggetti e persone importanti per il Priorato di Sion e la dinastia merovingia (tutto fasullo). Queste leggende sono state messe in giro dal sacerdote della Chiesa di Santa Maria Maddalena su istigazione di un Vampiro, Yvette de Rostand, la sua amante. Lo scopo di Yvette era quello di attirare quanti più studiosi possibile a Rennes le Chateaux in modo da decifrare le stele presenti all’interno della Chiesa.
Yvette de Rostand era da lungo tempo corrotta da Giuda (sì, proprio quello che a suo tempo tradì Gesù) e sotto suo ordine doveva cercare le sue monete, gettate via dopo che egli si era reso conto di cosa aveva fatto. Ben sapendo che indizi importanti sono conservati nella Chiesa di Santa Maria Maddalena, fondata dai Cavalieri Templari (che si dice abbiano trafugato i 30 denari e li abbiano nascosti in luoghi sicuri e segreti), Yvette rimase quindi di guardia a questo luogo.
Successivamente, dopo che le voci e le chiacchiere relative a Rennes le Chateaux cominciarono a smorzarsi e l’interesse generale venne meno Yvette abbracciò un uomo, Damien Lambert, lasciando poi lui a guardia della Chiesa di Santa Maria Maddalena. Yvette si trasferì a Marsiglia, lasciando a Damien ha il compito di badare alle persone interessate alla Chiesa, ben sapendo che prima o poi sarebbe giunto qualcuno con notizie in merito al luogo dove sono stati nascosti i denari di Giuda.
Ne Yvette, né Damien possono, per via della loro natura estremamente corrotta, avvicinarsi alla Chiesa e a qualunque cosa abbia a che fare con i Cavalieri Templari. Soffrono infatti in maniera indicibile alla presenza di oggetti, luoghi o persone di vera fede, molto più di un Vampiro normale.

Damien il Nero si rese subito conto di cosa erano e di cosa stavano cercando Schmidt e Blooman. Si affretterò pertanto ad andare loro incontro invitandoli poi a discutere prima di dar loro il permesso di avvicinarsi alla Chiesa.
Il Nero dirà solamente di essere anche lui interessato al tesoro dei Templari.
La Chiesa di Santa Maria Maddalena fu consacrata nel 1200 circa e ha ancora una certa aura di sacralità anche se ne ha persa molta per via delle nefandezze compiute in oltre 800 anni alla sua ombra. Tuttavia essa è sufficiente per tenere lontani Yvette, il Nero e Giuda stesso. Vi è un motivo molto serio per cui non possono essere usati umani o ghoul per cercare i denari. In mano a esseri con un potere così infimo i denari scatenano ben presto tutto il loro potere prendendo in breve tempo il sopravvento e impedendo che le monete vengano riportate indietro a chi li ha mandati. La dispersione dei 30 denari è dovuta proprio a questo.
All’interno della Chiesa di Rennes le Chateaux, lungo le navate destra e sinistra vi sono quattro sarcofagi appartenenti a Cavalieri Templari:
- il primo a destra appartiene a Teodorico Malatesta
- il secondo a destra appartiene a Francoise Rostand
- il primo a sinistra appartiene a Jacques de Troyes
- il secondo a sinistra appartiene a Jacques de Molay (ultimo Gran Maestro dell’ordine)
Uno dei simboli presenti sulla sommità della Stele dei Catari è identico a un simbolo riportato sul sarcofago di Jacques de Molay. Aprendo il sarcofago, che si scopre essere vuoto, vi è una scala di pietra (buchi nella parete in realtà) che scende per circa 3 metri. Una porta molto bassa (circa 1,5 metri) conduce ad una stanzina dove su una sorta di panca di pietra sono presenti 6 fori della larghezza della Stele dei Catari. Sulla panca sono incisi gli stessi simboli presenti sulla Stele. In questo modo sarà ben presto facile tradurla completamente.
“Sangue e dolore ha portato il tesoro ai Cavalieri del tempio.
Sangue e dolore porterà ancora prima di compiere il suo fato.
La distruzione dell’Ordine, la morte dei Crociati,
l’allontanamento di Dio, la perdita della Terrasanta.
Il vino benedetto di Pontrel allieverà la nostra pena.
Pontrad non subirà la corruzione del tesoro.”






Pontrel si rivela essere un piccolo paese (circa 1400 abitanti) abbarbicato sulle Alpi svizzere. Molti degli abitanti del luogo hanno il cognome Pontrel. Tuttavia i PG potranno facilmente individuare l’unica famiglia Pontrel che produce vino dal 1310 (come è scritto anche nelle bottiglie che producono). La famiglia, discendente diretta dai Cavalieri Templari è attualmente composta da Bernard, sua moglie Josephine, i figli Luc e Marie e la nonna Seraphine. Nella loro casa non vi è nulla anche se non sarà difficile per i PG scorgere accenni ai Templari (stemmi, una spada antica appesa alla parete, etc). La famiglia Pontrel ha un deposito presso la banca del paese fin da quanto la banca è stata fondata, ovvero i primi del 1800. Nella cassetta di sicurezza vi è una cassa lunga circa 1,5 m. Al suo interno si trovano:
- un sacchetto di pietre preziose (valore approssimativo 45.000,00 euro)
- una spada antica rinchiusa in una teca di plastica antistatica e antiproiettile
- un corno lungo circa 10 cm chiuso in una teca di plastica antistatica e antiproiettile con inciso il nome “Asmodeus”
- un registro antico, vergato a mano, contenente il nome di tutta la popolazione catara fino al 1463
- un registro antico, vergato a mano, contenente il nome di tutti i Cavalieri Templari sopravvissuti al 1312, con l’indicazione del luogo ove si erano rifugiati
- una teca contenente delle ossa umane con inciso “San Girolamo”
- una croce intarsiata d’oro e di gemme preziose (valore approssimativo puramente monetario circa 30.000,00 euro. Il valore storico è immenso dato che risale al 1200)
- una scatola di legno intarsiato contenente 2 monete romane
Nessuno di questi oggetti è minimamente interessante dal punto di vista occulto, tranne le due monete che ovviamente sono parte dei 30 denari di Giuda.

30 DENARI
Questi sesterzi rappresentano il tradimento di Giuda e sono ovviamente corrotti in maniera irreversibile. Le monete, fra l’altro, tendono a corrompere qualunque persona venga in contatto con loro (come Giuda stesso) in modo più o meno veloce a seconda delle potenzialità e della volontà di coloro che le ottengono. Per gli esseri umani il tempo necessario è poco (anche qualche settimana), per esseri potenti come Vampiri centenari il tempo necessario potrebbe essere di anni (anche decenni).
Le monete tendono a volersi riunire e pertanto costringono chi le possiede a cercare le altre.
Ovviamente Giuda da circa 2000 anni le sta cercando per infine pagare il suo debito con il Signore.
Attualmente Giuda ha 16 monete.

GIUDA
Giuda è un essere immortale. Non può in alcun modo essere ucciso o ferito (qualsiasi tipo di ferita si rimargina immediatamente). Questa risulta essere la sua maledizione. Non ha altri poteri, tranne una grandissima capacità di corrompere chi gli sta accanto.

Annina Presumed innocent





































Anna
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VORDEAUX SPA La Vordeaux
VORDEAUX SPA

La Vordeaux spa è una ditta di origini francesi, fondata nel 1865 a Lione da Francoise Arnand de Vordeaux. Allora produceva materiale bellico e militare all’avanguardia, e da piccola industria divenne in breve tempo una grossa fabbrica grazie anche alle guerre scoppiate di lì a poco e che contribuirono alla sua fortuna. La Vordeaux espanse ben presto i suoi campi di interesse dedicandosi alle costruzioni, sia civili che pubbliche, e riusciendo ad ottenere vari appalti nella Francia pre e post la prima guerra mondiale. La Vordeaux accrebbe sempre più le sue dimensioni avviando un imponente giro di affari. Nel frattempo, nel 1888 Francoise Armand de Vordeaux si ritirò dagli affari lasciando l’impresa in mano al figlio Jean-Luc. Furono aperte nuove sedi in Francia, a Bordeaux, Parigi, Marsiglia, e nuovi settori vennero esplorati, dal petrolchimico, al tessile, all’alimentare, al bancario. Nel volgere di un cinquantennio la Vordeaux divenne una multinazionale con sedi nelle principali capitali europee e con appalti di ricostruzione e di approvigionamenti nell’Europa del dopoguerra per un valore di svariati milioni. Nel 1912 la dirigenza della ditta passò a Michel de Vordeaux, e successivamente nel 1933 a Francoise de Vordeaux. Nel 1954 la direzione passò a Costantine de Vordeaux. Egli resse la ditta con pugno di ferro durante il dopoguerra e nei periodi difficili che ne seguirono, ed insieme ad un nutrito staff di collaboratori riuscì a far proliferare e fruttare appieno la Vordeaux. Si ritirò dagli affari nel 1972 e al suo posto subentrò Maxim de Vordeaux. Negli ultimi anni la società divenuta un colosso a livello europeo ha cominciato una nuova espansione in vari settori moderni come quello dell’elettronica e dell’informatica. Recentemente, agli inizi del 2005, la direzione della Vordeaux è passata in mano a Philippe Auguste de Vordeaux.

La Famiglia Vordeaux
La famiglia Vordeaux è una famiglia molto antica della nobiltà francese, da sempre dentro ai giochi di potere. Numerosa per natura e per certune prolifiche unioni, ha portato ad una vera e propria famiglia patriarcale. Tutti i figli, maschi o femmine che fossero sono stati avviati agli studi nelle migliori scuole e poi destinati a dirigere le varie sedi della ditta di famiglia. Non vi è mai stato disaccordo fra di essi e la società e la famiglia sono sempre procedute di pari passo. Attualmente la famiglia Vordeaux è sparsa tra i sei continenti con esponenti che vivono nelle maggiori capitali mondiali controllando i traffici e il commercio. Risulta essere una delle famiglie più ricche e facoltose a livello mondiale.

Dal punto di vista vampirico
Francoise Armand de Vordeaux, nel 1865 era un’Ancilla del Clan Ventrue, e i “figli” che gli sono succeduti alla dirigenza della ditta altri non sono che uomini da lui abbracciati o resi ghoul e messi agli alti vertici della Vordeaux per vedere il loro agire. Passati un tot di anni essi venivano adeguatamente rimpiazzati per non destare eccessivi sospetti, da altre progenie.
Jean-Luc, Michel, Francoise e Maxim furono dei semplici ghoul, per quanto brillanti, messi come dirigenti della ditta. Costantine e Philippe Auguste, invece furono veri e proprio Ventrue, entrambi Figli di Francoise Armand.

Scopi della Vordeaux spa nel Dominio di Verona e Vicenza
Nella sua espansione la Vordeaux ha aperto delle filiali anche in Italia. Recentemente (nel corso del 2005), essa è giunta anche nelle province di Verona e Vicenza, in un certo senso attirata dalla recente crisi. Essa ha intenzione di colonizzare un mercato oramai depresso, sfruttandolo e rivalorizzandolo per poter guadagnare discreti soldi.
Attualmente è ferocemente impegnata nel campo dell’edilizia e dell’industria orafa e conciaria, ma sta cominciando ad espandersi anche in altri settori. Gli interessi della Vordeaux sono molteplici come le sue capacità di intervento.
L’attuale dirigente della Vordeaux (o almeno colui che risulta tale), è Philippe Auguste de Vordeaux. Egli risiede a Parigi dove vi è la sede centrale della Vordeaux. A capo della sede staccata di Verona vi sono Francoise Billet e Lucilde de Gaulle, suoi ghoul.

Annina Presumed innocent